Gamebuster è -purtroppo- l’unico magazine videoludico di sky, a metà tra il programma d’informazione e gli sketch di bim bum bam.
A inzozzare i microservizi sulle ultime uscite per Wii, Xbox 360 e PlayStation 2/3 ci troviamo infatti delle imbarazzantissime scene dal non troppo chiaro intento comico. Perno delle gag è Marco Marzocca, uno dei rifiuti di Zelig che ha deciso di pagare le bollette umiliandosi più di quanto non facesse prima: qui ripropone il personaggio che l’ha reso celebre ai più, Ariel, l’uomo delle pulizie filippino, che fa ridere perchè i filippini non sono italiani e quindi parlano come dei mongoloidi, LOL. Alternato ad Ariel ogni tanto vediamo Marzocca vestire i panni di Cristiano, uno “studente molto fuori corso molesto e squattrinato”. Il punto è che i due personaggi, più che dei tizi un po’ picchiatelli, sembrano proprio dei ritardati.
Le immagini descrivono meglio delle parole:

Giuro, ci ho pensato e ripensato, il dubbio non mi dava tregua, ho pure controllato se Marzocca non fosse effettivamente un comico affetto dalla sindrome di down, ma a quanto pare questo è quello che io definisco “down” GXT lo definisce “studente molto fuori corso”. Ciò che è indubbio è che è una cosa assolutamente stradivertentissima, ma così esilarante che un personaggio solo non bastava, hanno dovuto farne due.
Ad accompagnarli nella disperata impresa di occupare tempo che sarebbe altrimenti sprecato a parlare di gaming ci sono il gestore del negozio in cui hanno luogo i terrificanti siparietti comici, una specie di maniaco ossessivo dei panini che ficca termometri nel pane e enuncia regole di proporzione insalata/insaccati, che di fatto coi videogiochi non centra un cazzo, e un giovane commesso esperto, che snocciola termini da grande intenditore salvo poi spiegarteli come se fossi mongoloide.
Se riesci a resistere oltre questi momenti da pelle d’oca puoi assistere a delle recensioni lampo su cinque giochi per volta (due volte a episodio mi pare), di solito ragruppati per genere, in cui vengono sintetizzati pregi e difetti senza andare troppo nel dettaglio.
Bello a livello grafico: lo schermo è sempre incorniciato da un layout con delle linee tipo circuiti che fa molto tecnologico, e il logo è piuttosto grazioso. Pure sul set prevalgono rosso e arancione, che credo siano effettivamente i colori di GXT. Insomma, c’è della gente che ci lavora dietro.
L’unica utilità di questa schifezza è di darti una panoramica generale su cosa sta uscendo per la nuova generazione di console, che è sempre cosa gradita ma… Gesù, a che prezzo.
A quanto pare i tempi non sono ancora maturi per un programma sui videogiochi indirizzato a un pubblico di età superiore ai sette anni. Ormai viviamo in una realtà dove chi non ha una console domestica ne ha di sicuro almeno una portatile, ma i tempi non sono ancora maturi.
Che amarezza…
0.5/5
Programma del cazzo, si capisce perfettamente quanto siamo ignoranti in materia noi italiani.
I tempi non saranno mai maturi se qui in italia la gente continua a pensare che i videogiochi sono solo per i bambini.
Hai ragione sai,però gamebuster ha convinto molte persone rispetto all’altro magazine x-play che non è stato adattato