Soul Eater 1×01 – Tamashii no Kyōmei ~Sōru Iitā, Desu Saizu ni Naru?~

11 Gennaio, 2009 - Leave a Response

Io non è che parto con chissà quali pretese. Riesco anche a guardarmi roba che piace un po’ a tutti tipo, che ne sò, Fullmetal Alchemist.
Però Soul Eater è scritto con una penna infilata nel culo.
Un design accattivante, un’animazione da urlo e una regia, concediamoglielo, anche un po’ sopra la media al servizio di una sceneggiatura che sembra rimasta bloccata negli anni novanta: ancora le battute stizzite sulle ragazze piatte e le sequenze comico-demenziali dove il buffone di turno viene punito con un pugno fumante in testa? Gesù Ranma, sono passati vent’anni, perchè ti sento così vicino?

immagino sia dura fare certi effetti di luce
Il background generico ci viene presentato in uno dei modi meno sottili di sempre: una voce fuoricampo spiega l’esistenza di una scuola presidiata dal Dio della Morte (suvvia, dire Shinigami è da weeaboo) in cui giovani promettenti vengono addestrati all’uso di armi particolari per sconfiggere le anime malvage e prevenire la rinascita di Kishin, un tizio supercattivissimo che ha gettato il mondo nel caos.
E vabè.
Se il resto fosse filato liscio avrei anche potuto sorvolare sulla scelta stilistica incapacità di raccontare un antefatto, e invece no. La scrittura dilettantesca degna di un bambino delle elementari regna incontrastata anche sulla prossima scena.
Abbiamo un mostro schifoso (un “uovo di Kishin” a quanto pare) e abbiamo la protagonista femminile, Maka, e il suo partner, Soul, che se abbiamo fatto un minimo di ricerca prima di vedere questa roba o -dio non voglia- tenuto occhi e orecchie aperti mentre mezzo mondo ne parlava, sappiamo già essere in grado di trasformarsi nella falce della sopracitata.
Ora, voi due vi conoscete, è chiaro che lavorate assieme da un periodo di tempo piuttosto consistente se finora avete mangiato 98 anime, che non è proprio come mangiare pistacchi, perchè i pistacchi non li devi prima combattere con una falce lunga cinque metri. E allora che bisogno c’è di farsi lo spiegone da soli sul fatto che qualsiasi anima malvagia può diventare un Kishin, che è vostro dovere fermarla e che Soul è la tua arma anche se ha delle fattezze umane perchè infatti si può trasformare in una falce?!?!?
Non è abbastanza esplicativo vedere che il suo braccio si trasforma in una lama, c’era proprio bisogno di dirselo con gli occhi in penombra, la voce cupa e la posa figa?
E mentre penso che questo cartone è calibrato per i mongoloidi vengo colpito al cuore dalla scena di combattimento. E’ magnifica, elegante, non manca (nè abusa) dell’effetto “telecamera su un carrello senza una ruota” che va tanto di moda di recente. Ci piazza pure un paio di inquadrature coi personaggi tagliati per dare un tocco di realismo. Insomma, mi ha fatto pensare che per una manciata di scene così si poteva anche sopportare il resto.
Ma il resto è tutto in discesa.
Maka e Soul hanno l’usuratissimo rapporto degli opposti che si attraggono, con lui che fa le sue battutine stronze tra i denti e lei che si incazza con la venozza pulsante sopra la testa. Facciamo anche la conoscenza del padre di Maka, che invece corrisponde al clichè del coglione che poi però al momento giusto si rivela fichissimo, non per nulla è la falce (a lama tripla) dello Shinigami.
Per il resto del tempo i nostri eroi cercano di abbattere una strega tettuta: se dopo novantanove anime umane un’arma si nutre dell’anima di una strega acquisirà una potenza tale da poter essere utilizzata dallo Shinigami in persona. Dopo una serie di scenette stucchevoli e prevedibili e qualche meravigliosa scena d’azione viene fuori che la strega non era una strega, ma solo un gatto con dei poteri magici. Insomma, un’inculata colossale, le novantanove anime raccolte sono andate a farsi fottere e adesso abbiamo una serie che alla bellezza di 51 episodi non è ancora finita da riempire con questo format del raccogliere le anime malvagie a oltranza.
E vabè.
Almeno ha dei combattimenti coi controcazzi: studio Bones e Aniplex ci regalano delle animazioni fluidissime in battaglia. E lasciano la loro firma mettondo in volto a Maka delle espressioni che non possono non ricordarci il buon Edward Elric.

una ending che altri anime dozzinali se la sognano
Un paio di critiche finali: abbiamo parlato di un’intero istituto di “cacciatori”, ma in tutto l’episodio di personaggi ne abbiamo visti quattro di numero… lascia una sensazione di vuoto non da poco. Sarebbe bastato far vedere una folla, un aula, un qualcuno in giro per riempire la scuola.
Also, che la strega sarebbe diventata un regular nel cast non avevamo dubbi, ma lo scambio di battute -ti abbiamo rubato l’anima, com’è che sei ancora qui? -perchè i gatti hanno nove vite sembra davvero buttato lì. Se l’avessero messa sul ridere si sarebbe risolta meglio.
Graficamente bellissima l’opening (soprattutto il piano sequenza iniziale per farci vedere tutti i protagonisti), canzone pessima. Ma buttarsi sul J-rock che così andiamo sul sicuro no?
L’ending invece direi che è inattaccabile su entrambi i fronti. Apprezzatissimi i bordi extralarge sui personaggi.

Menzione particolare va anche a Subsfactory che ci ha offerto i coloratissimi sottotitoli per questo episodio. Ma sono io che becco sempre lo stesso subber col feticcio della parolaccia o fa parte della politica del sito mettere in bocca a qualsiasi personaggio una certa quantità di volgarità (quando è noto ai più che il peggio che può uscire dalla bocca di un giapponese è “sciocchino”)?

Due teschi trioculati du cinque. Una meraviglia a vedersi, ma la sceneggiatura è indecente. Mi faceva venire voglia di levare i sub e ascoltarli blaterare in giapponese facendo finta ceh dicessero cose intelligenti.

2/5

2/5

Per quanto posso tirare avanti aggrappandomi a quei dieci minuti d’azione, tre, quattro episodi?

Once upon a time… ONCE

9 Gennaio, 2009 - Una Risposta

Si parla di Once, film del 2006 di John Carney, regista irlandese.
Breve trattato sul comparto tecnico: Stupito da quello che stavo vedendo pensavo, “cavoli potrebbe sembrare un documentario” e mentre mio fratello diceva la stessa cosa ho capito che dovevo accertarmi se questo “piglio documentaristico” (così viene definito da una fonte) fosse voluto o meno.
Era proprio voluto, la telecamera sembra tenuta da mio padre per tutto il film, insomma trema. Non discuto affatto la scelta del regista perchè riesce a dare così un tocco di realismo molto piacevole. Le immagini sono comunque sempre ben leggibili e quindi -a meno che il gusto personale non porti a disprezzare il modo in qui è stato girato- c’è poco da lamentarsi.

once

La storia ve la presento, ma non sto a riassumerla dettagliatamente, il mio intento è proprio portarvi a vedere questo film.

Il protagonista è quel gran figo di Glen Hansard. Come la maggior parte dei membri del cast non è un attore. E’ un musicista! “Lui suona la chitarra!” Nella vita reale è il membro di spicco dei The Frames, un noto (a qualcuno) gruppo irlandese. Nel film conduce la sua vita da “aggiustatore di aspirapolveri” e artista di strada. Una sera, proprio mentre sta suonando una canzone, incontra Markèta Irglovà. La loro storia inizia qui: lui con la sua chitarra e lei pianista. E senza svelare troppo la trama mi limito a dire che il resto vien poi con calma…

Lui non è il figo (anche se come intuibile da SOPRA è un mito per me) che stavate aspettando da tutta la vita e nemmeno lei. Il Bello di questo film è che è stato fatto per raccontarvi una storia, e guarda un pò? Lo fa. Senza mezzucci, senza un cast-della-madonna, senza montature, senza donne”mezze”nude e uomini dai glabri pettorali inimmaginabili. Una bella storia, dal ritmo normale. Oh! Oh! Oh! insomma per farla breve mi è piaciuto tantissimo, merito anche della (tanto per essere oggettivo) STUPENDA colonna sonora originale offerta e performata dai due protagonisti.

Darei mille a questo film, ma mi pare che qui si vada di cinque in cinque, quindi CINQUE notine musicali a questo bel film.

5/5

5/5

Batman – The Dark Knight

1 Dicembre, 2008 - Una Risposta

darknight

Troppo lungo.

3/5

3/5

Akuji the demon

21 Novembre, 2008 - Leave a Response

Dovete sapere che ai miei tempi non esisteva ancora Cave Story, e quando volevamo svagarci un po’ noi bambini si prendeva un paio di bastoncini di legno, qualche sassolino, uno spago e… no, non è vero, giocavamo ad Akuji.
Back in 2002 Akuji the demon era ciò che di meglio offriva il panorama freeware in campo di giochi stile Metrovania, ossia quei platform in cui si procede solo grazie a un saggio uso dei power up raccolti durante gli andirivieni in giro per la mappa e a qualche puzzle non troppo faticoso da risolvere.
Programmato e graficato da un tale Buster (e deliziosamente illustrato da un tale Naoku) questo platform si potrebbe quasi definire il corrispettivo di Cave Story un paio di anni prima: è vero, Pixel aveva già tirato fuori Ikachan nel 2000, solo che era troppo subaqueo e troppo… giapponese per essere apprezzato dai più. Al contrario, i messaggi d’istruzione di Akuji sono ridotti abbastanza all’osso da permettere a chiunque con un briciolo di materia grigia di intuire i quattro comandi in croce per tirare avanti. Il problema comunque non si pone, visto che l’estrema pacioccosità del gioco ha subito mobilitato un paio di nippofili a tradurre il gioco in inglese (ehy, pare che esistesse anche una versione in italiano, andata persa tra i petali del tempo chiaramente) tramite patch.
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L’eroe di quest’avventura non è l’eroe, vestiremo e ben più comodi panni di Akuji, un dolcissimo e pucciosissimo vampiro i cui poteri sono stati divisi in nove pietre dall’Eroe. Il suo obbiettivo è chiaramente quello di recuperare le sue antiche capacità, vendicarsi del suo nemico e tornare a fare casino in giro per il mondo.
Bella l’idea, magari oggi non così originale ma comunque ben realizzata: combattere come boss finale il tipico cavaliere da RPG con tanto di spadone di compensazione grande metà schermo è una cosa semplicemente fantastica.

Grafica in stile 16 bit molto bella, coloratissima e piuttosto dettagliata, pure negli sfondi.
La grande pecca di questo gioco è il movimento. Il movimento -cazzo- ti fa scoprire nuovi significati del termine bestemmia. La camminata è lentissima, se volete finire il gioco (o anche solo una piattaforma) entro l’anno dovete correre, abilità attivabile tramite doppia pressione della freccia direzionale. Piuttosto scomodo ma, in fin dei conti, puoi farci l’abitudine. Il salto invece non è calibrabile, e su questo l’abitudine non ce la fai. Non puoi fare un platform con un salto non calibrabile, non puoi. La sacra arte dell’improvvisazione, dell’agire veloce, dell’evitare quel cazzo di goomba anche mentre sei in volo, ecco, va tutto a farsi fottere perchè una volta in aria non potrete cambiare direzione. E perchè se non stavate correndo il vostro salto non andrà poi molto lontano.  E perchè se tenete premuto quel cazzo di salto per meno di due ore il piccolo Akuji si alzerà di poco più di mezzo centimetro. A questo crimine verso il genere umano che è il salto di Akuji si aggiungono altre cose di minore importanza, regole del tipo “non sparare fuoco mentre corri!” ma vabè. Col procedere si acquisiscono anche altre abilità fiche, del tipo la trasformazione momentanea in nebbia che permette di attraversare le sbarre (molte poche in tutto il gioco in realtà) e di prolungare le azioni in volo, o la trasformazione in pipistrello per esplorare i livelli in verticale ma soprattutto per evitarsi le file di nemici rompipalle.
Che altro dire… enigmi facilmente risolvibili e boss battibili già al secondo tentativo (ma anche al primo se siete più svegli di me o di un cucchiaio di plastica), livelli non estremamente lunghi… in totale il gioco si finisce in meno di due ore.
La musica è quasi sempre la stessa, cambia giusto per i boss e per il gameover credo, ma non è affatto fastidiosa.

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Cortino, ma godibilissimo. Se poi si vuole proprio strafare ci si potrebbe sbattere per completarlo al 100%: sparsi per il castello vi sono infatti un sacco di “teschi” (a me sono sempre sembrati più simili al casco di Grifis in Berserk, ma mi adeguo a quanto trovo scritto…) utili ad aumentare la vita del nostro, oltre a sette artwork del sopracitato Naoku da sbloccare e visualizzare nel menù delle opzioni una volta sconfitto il boss finale. Tra l’altro pare che una volta completate queste subquest si apra una porta nei pressi della stanza iniziale del gioco… mi piacerebbe dirvi cosa c’è dietro ma ormai sto girovagando anch’io da settimane senza trovare mai nulla di nuovo: al contrario del buon Cave Story non si trova manco una guida ad Akuji in tutto l’intraweb…

Anyway, il gioco mi piace, ma è davvero, davvero corto, e il movimento terrificante certo non alza il voto…
Tre Nes’ controller e mezzo, sù.

3.5/5

3.5/5

Trailer di “Doomsday”

5 Novembre, 2008 - Leave a Response

Che dire, questo trailer non è davvero “LA FINE DEL MONDOOOOOH!”.

Credo che il film sia già uscito, ma quando misi gli occhi su questo coso volli subito recensirlo… poi passarono mesi e me ne dimenticai (grazie al cielo), ricordandomene però stasera scorrendo i preferiti del mio Youtube (purtroppo).

Chi l’ha visto sa di cosa parlo: La Rogue Pictures è lieta di presentarci un nuovo film dall’ambientazione post-apocalittica, in cui il mondo, alias la Gran Bretagna, è stato devastato dalla banalità.
No vabè, non è stato devastato dalla banalità, quello sono io.

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Un trailer che mi ha lasciato davvero a bocca aperta, ma esclusivamente perchè stavo vomitando a flusso continuo.
In questo trailer le banalate sono così tante che mi sento in dovere di ringraziare chi l’ha montato, e non di meno chi l’ha doppiato e interpretato, per avermi fatto risparmiare dei possibili euro in biglietto del cinema che piuttosto spenderò in torroncini caramellati.

Parlando seriamente, si presume che questo film parli di un virus diffusosi in Inghilterra che ha costretto il governo ad isolare l’intera nazione, e una manciata di anni dopo si è deciso di mandare qualche povero sfigato a vedere se ci sono sopravvissuti, e quindi una cura.
Ora, esaminiamo la trama che ci propone questo trailer:

-Epidemia instoppabile peggio de La Febbra della ShortCut Productions: Vista già in circa diciasseicento film, più di 9000 videogiochi, e un fantastiliardo di film ispirati ai videogiochi.

-L’idea geniale di mandare un paio di persone soltanto contro una minaccia enorme: A prescindere dal fatto che devo ancora vederne le giustificazioni, cosa vista e rivista.

-La protagonista è una gnocca (relativamente, a me non piace, ma l’intento è quello) sicura di se, impavida, che fa battutine non recuperabili neanche con delle risate di sottofondo: E vabè, all’inizio era bello ma ora il clichè dell’eroina maschiaccio con le armi ha rotto.
Ovviamente anche quest’idea è da vedersi ripetere in più di un biliardo di… movies o videogiochi, quello che volete.

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-Tribù di ribelli punk cannibali che dovrebbero essere i sopravvissuti, e vanno in giro con le moto a fare i teppistelli: Mah.

Ma… va bene, sono qui a recensire il trailer sebbene già con questi dati potrei recensire il film e demolirlo come lui ha demolito il mio umore, quindi passiamo al lavoro di montaggio di questo trailer, “Magari si salva!” direte voi.

Balle.

Ovviamente è un tentativo così blatante di fare il trailer del solito film a metà tra il d’azione e l’horror che chi ha prodotto questo trailer, ha preso tutte le frasi ambigue che credeva avessero attratto qualche cerebroleso che non ha mai visto un film in vita sua e che suonavano abbastanza spaccone, ovviamente interrompendole bruscamente per far vedere un po’ d’azione random.
Insomma, un’originalità unica.

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Ma le banalità sono così tante che io, tradendo il patto con me stesso di tagliar corto altrimenti scrivo dei poemi, mi soffermerei ad esaminare le singole battute:

Il trailer inizia con quest’ambientazione derelitta in Computer Graphic, un elicottero passa di sfuggita affianco alla telecamera e qualcuno grida con doppiaggio e pathos da oscar (per il mio sarcasmo forse): “E’LA FINE DEL MONDOOOOOH”. Beh, immagino che quando si è in pericolo di vita non si riesca a urlare qualcosa di sensato, ma credo che questo lasci intendere quanto sono egocentrici i Limey (gli inglesi), perlomeno in questa pellicola.

Qui il narratore, mostrandoci immagini di gente che affolla le strade e sacchi per cadaveri che vengono chiusi a dovere, ci dice “Un’epidemia diversa dalle altre”… in cosa diversa poi è tutto da vedere. Bel tentativo di farcelo credere, marketing.
Qui scene dei “milioni di contagiati” che vengono isolati, con un membro del governo nel ruolo della stronza che dichiara che l’isolamento è la priorità assoluta, e elencando tutto ciò che è bloccabile per enfasi retorica.

“Ma venticinque anni dopo quell’epidemia…” …qui inizia la fiera dello sconto.
Iniziamo dall’uomo in giacca e cravatta che cammina per una struttura futuristico-scientifica che dice “E’il virus…”, e non fermandosi al semplice dare per scontato di cosa sta parlando perchè fa molto figo, imperterrito gli ritornano in mente i milioni di film spazzatura che ha visto da bambino e gli cade in mente di fermarsi a dire “…è tornato.”.

Qui segue un “CHE COSA FACCIAMO?!” con un doppiaggio peggio de La Febbra della ShortCut Productions, che se non altro lo fa con cognizione di causa e goliardicamente.

Inquadratura della tipa sotto la pioggia per farti capire quanto è cool e che sarà l’eroina bastarda della situazione.

“Sopravvissuti?!”
“E’la zona rossa, e se ci sono sopravvissuti c’è anche una cura.”

Una logica infallibile, e per niente avventato mandarci gente dentro. No no.
Scusate lo sfogo, dimenticavo che sto parlando delle battute e non della trama, ma rimane che qui si ricorre ad espedienti che oramai sono vecchi come… no sul serio, come null’altro.

So cosa cerchiamo. Se c’è, la troverò.”

Ennesimo tentativo di rendere la protagonista spaccona, e questo vizio del soggetto misterioso delle frasi sinceramente mi irrita sempre di più come se un tizio mi graffiasse una lavagna affianco all’orecchio.
Non è l’unico trailer del suo genere, ma diamine questo… questo proprio ci si sta impegnando diamine!

“Portaci dentro.”

Oh si, sei veramente troppo supercool, con queste frasi fredde e sicure di te.

La banalità inizia a peggiorare sempre di più, quasi fosse questa a dover crescere e non la tensione dello spettatore.

“Oltre quel muro… niente regole! Niente leggi! Niente rinforzi.”

Vabbè, qui potrei commentare che nessuno ci si aspetta di trovare orsetti morbidosi che ti riempiono di regali in un luogo tenuto chiuso e infetto per 25 anni, ma ammetto anche che non è che sia scontato che ci si trovi un popolo di ribelli reclusi e cannibali. Ma sappiamo tutti che non è questo il punto.

“E’una lotta contro il tempo!”

Mah, non interessa a nessuno, specialmente se lo dici in quel tono da “Due etti di prosciutto, grazie.”.

In questo punto qui invece, mi si sono veramente rotti i coglioni:

“Se la vedrò la riconoscerò.”

ARIDAJE.
Forse il budget del film è andato tutto in fumo per il computer graphic occasionale e hanno dovuto risparmiare sui soggetti, e come se non bastasse questa scena è seguita dalla tipica menata horror in cui il personaggio viene colpito all’improvviso e lo schermo svanisce repentinamente. Come direbbero in un recente episodio di South Park, un fenomeno di “Startling”.

Con questo colpo a tradimento viene introdotta la popolazione che vive reclusa da venticinque anni in Gran Bretagna, sopravvissuta senza regole ma con questa probabile cura.

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Un punkabbestia che si presume essere un leader, o magari solo un pazzo urlatore, si rivolge alla folla con uno sguardo temibile (sì, è sempre sarcasmo, non avete ancora capito come funziona?):

“Li cattureremo! Li cuoceremo! E li mangieremo!”

Come loro non hanno più soggetti nelle frasi, io non ho più parole per questa vaccata, perciò vado avanti.

Qui seguono scene di rivolte: I veicoli dell’esercito che vanno contro la folla, la folla che solleva qualcuno, un tizio con una motosega, il tutto in un atmosfera molto dark/underground.
Qui però mi colpsice una cosa: Tra le armi da fuoco, l’esercito, l’ambientazione che sembrerebbe futuristica, e in una trama che era ANCORA sensata, mi mostrano uno spezzone della nostra eroina spavalda che combatte con quelle che sembrerebbero armi antiche contro una controparte femminile cattiva.

Qui abbiamo l’apparizione di un mastro del cinema, il nostro Malcom McDowell, oramai arzillo, famoso protagonista di “Arancia Meccanica”, apparizione ovviamente rovinata dal doppiaggio italiano, ma non metto in dubbio le capacità di recitazione di McDowell sebbene io non sia un fan di Kubrick.
Qui il nostro anzianotto fa la parte di quello che sembrerebbe un predicatore, di quelli folli, che ha istigato la folla a fare tutte queste minchiate rendendola una sorta di culto. La cosa fa molto “Silent Hill” e indovinate un po’? Sebbene ne sono un fan è innegabile che questo è un altro clichè ricorrente nelle situazioni di reclusione di massa nei film.

“Sembra pericolosa!”
“…lo è.”

Ma chi?! cosa?!
Vabbè, diamo per scontato che parlano della protagonista… che in queste scene si vede combattere contro un cavaliere in armatura medievale… e qui piazzerei un bel “What the fuck?”.
Mischiare le carte è una cosa figa, ma qui non transigo perchè mi fa ancora male il culo per tutto ciò che mi ha mostrato nei precedenti secondi.

“ABBANDONATE OGNI SPERANZA!”
“No.”

“Apocalittico” dice la nostra voce fuori campo, mentre l’impavida e ora anche divertentissima protagonista trova un’automobile da corsa presumibilmente costosissima e nuova di zecca, la guarda e dice “La compro!” per poi fottersela.
Birbantella! Ce l’hai proprio fatta stavolta eh?! Eh?!

Ma spero che ti ci schianti con quell’auto… e in effetti è quello che succede:
Esplosioni! Esplosioni! Esplosioni! Crescendo della musica! Esplosioni! Esplosioni!

Una scheggia contro lo schermo…

…guardacaso sorpa c’era scritto “Doomsday”, con tanto di logo del film.

Macchina distrutta.

“Brutto Viaggio?”

Lei chiude le portiere della macchina a distanza col telecomando, mentre i resti dello specchietto retrovisore rimangono a penzoloni.

“Abbastanza!”

Wow, ma siete proprio dei burloni a fare dell’ironia in mezzo all’apocalisse!

Ed è così che si conclude questo brutto capitolo della mia vita, con una grafica a metà tra il futuristico stereotipato e il CG dei palazzi che ti fa vedere tale e qualche sono finti, ma neanche tanto male rispetto ad altri.
Ah, anche se è una stupidaggine, non ho trovato molto appropriato l’effetto delle scritte “2008″ e “2033″.

dewmsday11

Mi sono finiti i commenti cattivi, gli dò una pizza biohazard su cinque giusto perchè c’è di peggio in giro e perchè esteticamente non è il male più puro.
Riguardo agli autori di questa cosa, beh “Quando li troverò, gli scoreggerò in bocca.”
Anzi no, “Quando li troverò, lo farò.”

Oh.

pizzehazzard

1/5

Have a Break, you Racist!

29 Settembre, 2008 - Leave a Response

Una giornata vuota come poche già dalla prima mattina, con la musica nelle orecchie che neanche ascolto, con i pensieri in testa che neanche ascolto, ero lì nell’autobus a sbadigliare e a non vedere l’ora che queste cinque ore di scuola finissero in fretta per poter tornare a casa a… beh, sbadigliare.
Sceso dal bus entro in un bar vicino alla scuola, famoso per la massima sgarbatezza del proprietario e anche per i suoi prezzi proibitivi su qualsiasi cosa, tranne che per ciò di cui avevo bisogno io: Un biglietto per il bus.

Tiro fuori i miei cinque euro, e mi accingo a chiedere “un biglietto per l’a…” ma qualcosa mi interrompe.
Cos’è? Cos’è questa luce abbagliante? E questa musica angelica? Da dove proviene?
Mi volto, e lo vedo.
Era lì… come se fosse stato lì per tutto questo tempo ad aspettarmi impaziente, dato che in quel bar cerco di entrarci poco, ma diamine lui era lì, e mi fissava… e in quella confezione abbagliante che quasi mi toglieva la vista, e in quella musica sacra che quasi mi assordava, mi diceva “Arudap! Prendimi e recensiscimi su Zuppademmerda, non badare a spese!”
Sì, lui mi ha parlato.

Dio solo sà quanto adoro i Crossover ! E questo era il perfetto esempio della combinazione di due delle cose che ho sempre amato: Il Kit Kat, e il cioccolato bianco. Era uno stramaledettissimo Kit Kat White!
Ma la musica e la luce cessarono:
“Attento Arudap, potrebbe deludere le tue aspettative come fece il Kinder Bueno White”.

Intendiamoci: Il Kinder Bueno bianco non è esattamente maligno… cioè, non lo metterei proprio ai livelli del terrorismo, della fame nel mondo, di American Dad o di quando cammini per strada e c’è uno di fianco a te che non conosci e che cammina alla tua stessa velocità, ma mi deluse tantissimo perchè, e bada è RARO sentirlo dire da me, era troppo esagerato. Addirittura le meringhe! E’davvero troppo… lasciava in bocca per tutto il giorno un sapore di cui l’unica parola che mi viene in mente come definizione è “Impastato”, ogni volta che lo mangio mi sembra anche di sentire il limone che c’è dentro all’impasto di sta cosa, ammesso che ci sia! Ma magari sono malfunzionante io.

Ma basta, non siamo qui per parlare di fallimenti bianchi, bensì di questo prodigio che, dopo averlo comprato, ho dovuto aspettare tre ore prima di mangiarlo nella pausa scolastica, le tre ore più lunghe della mia vita, ero più teso io che il Kit Kat stesso in attesa del mio giudizio.
L’interfaccia grafica, ridendo e scherzando, è davvero sbrilluccicosa.  (Non badate all’immagine fornitavi sopra, è presa dalla rete e probabilmente è una versione diversa da quella italiana)
In sostanta la carta è identica a quella del Kit Kat classico, solo che il di sopra è argentato e dorato. Non mi dice nulla, è senza infamia e senza lode, ma basta! Io voglio sapere del contenuto!

Eccolo! Spezzo una barretta perfetta, e assaggio.
Beh la consistenza è sempre quella del Kit Kat, croccante al punto giusto anche se col mio mal di denti recente ho potuto apprezzarla poco.
Il sapore inizialmente, magari anche stavolta perchè funziono male io, mi ricordava molto una pasta sfoglia… poi tutto si è stabilizzato e ho assaporato il Kit Kat Bianco per quello che era davvero: Un Kit Kat Bianco.
Non come il Bueno Bianco che hanno sconvolto tutto, questo è fatto come dice di esser fatto, ed è davvero buonissimo.
Ma in effetti sto dando un giudizio un po’ comparativo, e senza darvi troppe ragioni voglio dargli quattro dignitose barrette di Kit Kat su cinque.
Non è ancora ora di sbandierare un epico cinque su cinque, soprattutto ora che siamo ancora di parte e ci scegliamo cosa recensire, e soprattutto sapendo che per quanto fosse buono, come al solito dura poco (almeno in mano a me) ed il sapore non era intensissimo, al contrario del Kinder Bueno Bianco che è troppo intenso.
E soprattutto so che la Nestlè sa fare di meglio, molto di meglio… non vuole mostrare la sua vera forza, ma gliela farò sputare a suon di voti mancati.

Mi sentite, ricchi industriali sfruttatori di bambini poveri? Sentite come spezzo perfettamente la quinta barretta di valutazione che non vi meritate!

4/5

4/5

Argh! L’ho spezzata male! Quando c’è bisogno non va mai bene nulla eh!

Il bagno del Calzedonia (Carrefour Limbiate)

22 Settembre, 2008 - Leave a Response
Luogo: Limbiate (Milano Nord)

Situazione: Come tutti i giorni mi trovavo nell’impellente necessistà di fare pipì.

Fu questo il principale motivo che mi spinse a farmi assumere dall’azienda Calzedonia, così da poter portare a termine la mia missione di recensire tutti i bagni del mondo.

I Servizi igienici di Calzedonia possono essere semplicemente paragonati ad un comune cesso di casa, solo molto ma molto più piccolo e affollato. Infatti i pochi metri quadri ove compiere quei semplici atti quotidiani riguardanti il fare pipì sono perlopiù occupati da scatoloni e.. indovinate un po’? ..da calze! Certo, darei un 10+ alla pulizia anche perchè, nonostante io sia una dipendente, non mi tocca pulire! C’è un infinità di carta igienica per potersi sbizzarrire come più si vuole. Inoltre.. ebbene si.. la porta si chiude! E c’è un grazioso lavandino, con tanto di specchio sul muro.

Come votazione darei 4 cessi su 5 al bagno di Calzedonia.

4/5

4/5

Anche oggi ho portato a termine la mia missione, quindi posso bellamente licenziarmi e, zaino in spalla, andare alla ricerca di altri bagni.

Heroes 2×04 – The Kindness of Strangers

22 Settembre, 2008 - Leave a Response

Qui c’è veramente poco da dire, perchè come al solito Heroes ha il brutto vizio di cercare di far comparire tutti i suoi trecentocinquantasette personaggi in ogni episodio: ne risultano due minuti di scena per ciascuno in cui nessuno combina mai un cazzo.
In sostanza: Claire se la fa con un compagno di scuola che vola, i due gemelli ispanici trovano Sylar per strada e se lo portano appresso, la cugina di Micah scopre di avere il potere di imitare i movimenti muscolari che vede (… lasciamo perdere), Nathan si fa la barba.

Cheppalle! Avevo visto la season premiere un po’ di tempo fa ed ero convinto che questo fosse l’episodio subito dopo, invece è il quarto e in tre puntate non è successo assolutamente NIENTE! Succederà mai qualcosa di sostanzioso in questa serie? Troveranno un nome credibile (o almeno accettabile) per l’originalissima “Compagnia”? Quando compare Kristen Bell a sparare scosse elettriche? Per il make up di Hayden Panettiere i truccatori le ficcano direttamente la faccia nel coso che lucida le palle da bowling o prima danno una mano di vernice trasparente?
Oscar per la recitazione del padre di Claire che ha sempre una faccia che sembra voglia violentare la figlia e poi vestirsi con la sua pelle anche quando le chiede di passargli il sale.

Sto cercando di pensare a qualche pro in questa robaccia ma mi viene in mente davvero poco e niente… Sono molto carini Mohinder e Parkman in stile coppia gay che crescono assieme la bambina che localizza la gente, poi ho anche apprezzato il fatto che ci siano ancora in giro i quadri profetici di Isaac, l’unico personaggio con una posizione quasi interessante e che quindi hanno levato di mezzo senza pensarci troppo. Ma sono cose che si sono già viste negli episodi precedenti, qua non è successo proprio un cazzo di niente!

Uno schermo, giusto perchè, in qualche modo, mi ha trattenuto dallo spegnere la tivvù o dall’andare a vedere una replica a random (in che cazzo di ordine li mandano gli episodi lo sa solo Dio) di Avatar.

1/5

1/5

Allucinante, più fiacca della prima stagione…

Avatar: The Last Airbender 1×20 – The Siege of the North (part 2)

21 Settembre, 2008 - Leave a Response

E’ da ormai più di un mese che Avatar sta monopolizzando la seconda serata sulla televisione in soggiorno, e direi che è ora di cominciare a recensire qualcosa. Peccato iniziare con un episodio così infelice.

Siamo a fine stagione, obbligatoria o una resa dei conti o un qualche evento di una certa portata, seppur orchestrato piuttosto male. In breve: la flotta della Nazione del Fuoco capitanata da Zaho sta assediando la Tribù dell’Acqua del Nord per impossessarsi dell’Avatar. Il principe Zucko è un po’ più discreto e va a rapirlo per i cazzi suoi facendo meno casino, per prendersi il merito e recuperare il suo onore (soprattutto per l’onore!).


L’Avatar Aang intanto è impegnatissimo a stare fermo e ad avere la frecciona sulla fronte e i bulbi oculari luminosi: il suo spirito attualmente è, appunto, nel mondo degli spiriti, dove cerca l’appoggio degli spiriti (aridaje) della Luna e dell’Oceano

“Forse ti daranno la saggezza necessaria per vincere la battaglia!”
“O forse libereranno un potentissimo spirito che attacchi la Nazione del Fuoco!”
“…”
“O la saggezza. Va bene anche quella.”

Aang scopre che i due spiriti si sono reincarnati ormai da tempo nel mondo terreno sotto forma di due pesci a forma di Ying Yang che si spostano solo in moto circolare perpetuo, ‘na roba che passa proprio inosservata, ma al suo risveglio si trova in compagnia del suo rapitore. Corrono in suo soccorso Sokka & co, che una volta sconfitto Zucko riportano tutti sul campo di battaglia. Zaho uccide il pesce della Luna per indebolire i tutti i dominatori dell’acqua, Aang fa una cosa strafica entrando in Avatar State e fondendosi con lo spirito dell’Oceano per poi fare il culo a tutti quanti sotto forma di pesce gigante fatto d’acqua luminosa.

Gli unici cristi a rimanere indisturbati sono Zucko e Zaho, che dipanano le loro divergenze a suon di calci infuocati. Yue si sacrifica molto misticamente per far tornare in vita lo spirito della Luna, l’attacco della Nazione del Fuoco viene quindi respinto e il mega pesce luminoso prima di tornare al suo stato originale si porta nelle profondità degli abissi Zaho, probabilmente per vendicarsi di aver arrostito l’altro pesce.

Sono tutti contenti. Sokka ha perso l’amore della sua vita ma non è poi così turbato, il vecchio maestro dice a Katara che siccome è un cazzo di portento può insegnarglielo lei il dominio dell’acqua ad Aang mentre lui se ne va alla tribù del Sud (ma a fare cosa? a esportare la sua bigotteria?), Zucko scappa assieme allo zio verso nuovi orizzonti.
In finalissimo vediamo (o meglio, NON vediamo visto che è sempre coperto dall’ombra nonostante sia costantemente circondato da fiammate) il Sovrano del Fuoco che incarica la figlia Azula, inginocchiata al suo cospetto, di “riuscire dove quell’incapace di tuo fratello Zucko ha fallito!!” o qualcosa di altrettanto cattivamente banale. Non vedevo un clichè del genere dai tempi di Sailor Moon e direi che tuttora è uno dei modi peggiori per introdurre un cattivo.

Pessimo, pessimo season finale.  Diretto a colpi di machete e aniamato coi piedi.
L’unica parte buona era quella nel mondo degli spiriti: molto suggestivo l’incontro tra Aang e Kho, una specie di mostro ragno scorpione serpente dalla faccia intercambiabile che ruba i volti di chi gli mostra anche la minima emozione. Tra l’altro era pure animato bello fluido lui, inquietava davvero al punto giusto. Notare come Aang se la sia cavata e se ne sia andato indisturbato, quando in qualsiasi altra serie ci avrebbero piazzato come minimo una saga intera in cui si faceva rubare la faccia e avrebbe dovuto saltare in cerchi di fuoco per trenta episodi per riottenerla. Poi ci sarebbe stata la saga del ritorno nel mondo corporeo in quarantadue puntate e quindi con un po’ di fortuna avrebbe combattuto Nappa e poi Vegeta. Ma non divaghiamo.
Apprezzatissimo il cameo dello spirito del panda che avevamo visto in 1×07, giusto per dare un po’ di continuity anche agli inutili episodi autoconclusivi.
Rinnovo anche gli elogi di cicciofigosità al megapesce fuso con Aang, peccato che fosse animato veramente di cazzo e non rendesse per niente l’idea colossale che avrebbe potuto dare. Sempre gradevole l’effetto di bianco e nero generale causato dalla mancanza della luna, dove le uniche fonti di luce e quindi di colore doiventano le fiammate dei dominatori del fuoco.

Orripilanti i carroarmati in CG della nazione del fuoco, si integravano così male col resto che solo lo Studio Gonzo poteva fare peggio.
Catastrofico il finale arrabattato negli ultimi quattro secondi: scene troppo rapide e insignificanti, l’apparizione di Azula in particolare ne è risultata totalmente insipida.

Due schermi dell’Aria. Troppo buono forse.

2/5

2/5

Grazie al cielo si riprenderà, la presa di Ba Sing Se nella prossima stagione è decisamente più fica.
Ma ora come ora proprio non va.

poscrittum: Quelli di avatarspirit.net si sono raccomandati di creditarli per le immagini. In effetti ne hanno una cifra e sono pure qualità dvd, quindi non capisco perchè si tengano pure una galleria separata con il logo di Nickelodeon in sovraimpressione su tutti gli screen o_O

Fruttì

16 Settembre, 2008 - Leave a Response

E così eccoci qui… quanto tempo…

No, non dicevo a voi cari spettatori dell’intrawebbe, stavo maniacalmente parlando con l’industria di cui sono schiavo e che mi ha letteralmente risucchiato l’esistenza, la stessa venerata da tutti i grandi e i bambini, cariati e non, l’industria tedesca della Kinder.

Il prodotto che recensisco oggi l’ho mangiato proprio pochi minuti fa per la prima volta, e anche visto se è per questo, pare sia una roba nuova, vediamo di che si tratta per celebrare il mio ritorno su questa zuppadescrementi (assenza dovuta a problemi tecnici):

Il prodotto si presenta in una bustina trasparente, stile merendina da prima colazione, cosa che in effetti è e mi fa sentire vagamente fancazzista a mangiarla fuori orario.
Una struttura curiosa, merendina quadrata dai bordi arrotondati, la cui trama è ovviamente ripresa dalla ben più nota Kinder Colazione Più, stessi colori stesse linee di cacao di cui nessuno ha mai sentito il gusto in realtà.
Anche il ripieno è simile, si tratta della stessa crema di latte presente nelle colazione più, ma in quantità e spessore ben ridotta.
La sorpresa: C’è un quadrato vuoto sopra a questa merendina: è un bottone per far scoppiare l’iran? Nossignore, si tratta di un quadratino di marmellata alla pesca.

Vi dirò: Io odio la marmellata, ma la crema al latte unita ad essa mi ha ovviamente incuriosito, per non parlare del fatto che questa merendina emana un forte odore di tè alla pesca a cui non so proprio resistere!
Assaggio la merendina, e per la prima volta nella mia vita apprezzo la marmellata!

Davvero ottimo!

Il sapore però è quasi interamente della marmellata, un po’ la pasta sicuramente si sente (anche in base a come lo si mangia), ma la crema di latte assume un ruolo pressochè inutile a questo punto dato che passa in secondo piano diventando poco più che una decorazione e/o modo per convincerti a mangiarla se ti piace quella roba lì.

Ma non importa più di tanto, perchè il sapore è molto buono ma… ALT!
Che cosa sento?
Sono percaso pezzi di frutta?

Purtroppo sì, e dico purtroppo perchè ci sono due cose che odio:
1) La frutta di per se
2) Quando mettono i pezzi in qualcosa

Il secondo punto è un atteggiamento mentale personale che si ripercuote anche sulla percezione fisica del sapore, in poche parole mi da fastidio che sto mangiando una cosa morbida e dentro mi ritrovo della robetta dura. Se m’avessero avvertito magari… tsè.

Per la frutta, beh, lo so che sembra strano ma sono uno con i gusti difficili io.

Eppure io quei pezzetti li ho mangiati invece di schifarmi come faccio di solito e non mangiarlo più solo per l’idea, un po’ come mi raccontava ieri la mia amica Kerisha riguardo al fritto misto delle sue parti in cui si frigge qualsiasi cosa e lo si butta dentro a un vassoio, e per qualunque cosa intendo dai pavesini alle rane, e approposito di questo… beh, non metto in dubbio che le rane abbiano un buon sapore ma sicuramente l’idea non è delle più appetitose, am i right?

Insomma, globalmente buona parte dei difetti di questa merendina sono strettamente personali, quindi non merita di essere penalizzata, merita piuttosto di essere raccomandata solo perchè c’è scritto Kinder.

Ah, dimenticavo, è anche troppo piccola come merendina secondo me, ma probabilmente è perchè è l’ideale per la colazione ed è da prendere insieme ad altro.

Tre sacre lettere rosse e mezza su cinque.

3.5/5